C’è un detto cinese che dice: quando l’alunno è pronto il maestro appare.
Oggi ero a camminare. Avevo bisogno di riflettere e scaricare un po’ di tensione accumulata. Ad un certo punto mi è venuta in mente la potatura dei pini che avevano fatto qualche giorno fa nel giardino, dietro casa nostra. Mi sono ricordato che, dopo trent’anni, ora riusciamo a vedere di nuovo San Marino con le sue tre torri. E questa immagine mi ha portato a fare una profonda riflessione.
Stamattina alle 5 è suonata la sveglia. Ma sentendo freddo, mi sono alzato, l’ho disattivata, e sono ritornato a letto. Infilandomi sotto le lenzuola però, ho pensato che avrei dovuto sfruttare il fatto di rimanere al caldo, per pensare un po’ più a me stesso. Mi sono detto: ma se potessi essere felice, come dovrei essere? Mi sono rivisto coach sul palco, e poi ho rivisto Roberto con i suoi corsi. Questo è il lavoro che mi rende felice, mi sono detto. Il discorso della felicità non è una cosa nuova. E’ un po’ che sto cominciando a lavorare per questo obbiettivo. Questo pensiero di Michele coach mi ha fatto sentire subito bene. Ho detto che avrei dovuto non farmi fregare dal sonno che, rimanendo a letto, poteva arrivare all’improvviso, e così mi sono dato subito da fare, per evitare che questa cosa accadesse.
E’ meglio lavorare sull’obbiettivo o lavorare sullo scopo?
Riflettevo sul fatto che si dice spesso che bisogna lavorare per degli obbiettivi che devono essere motivanti. Ma gli obbiettivi, a pensarci bene, sono delle immagini statiche. Sono il risultato finale di un percorso. E’ qualcosa che vediamo davanti a noi e che rappresenta il risultato. Probabilmente dobbiamo impostare il tutto partendo da una domanda: perché vogliamo raggiungere quel risultato? Qual’é lo scopo? Lo scopo ci dà la spinta ad agire, è lo stimolo che ci spinge continuamente ad andare avanti e a non fermarci, che ci dà l’energia giusta per partire e puntare al risultato finale, che è l’obbiettivo.
Ieri sera, dopo qualche mese che mancavo da Facebook per vari motivi, ho ricevuto un messaggio da una ragazza, che mi diceva: Michele, come stai? Si ricordava di me e del mio intervento in aula, durante un corso fatto a Riccione. Questa cosa mi ha fatto venire in mente che, da quella volta, molte persone mi conoscono, e con esse si è creato anche un bel rapporto. Spesso mi dicono: “Mi ricordo, tu sei quella persona che era davanti a me (oppure di fianco), che ha avuto il coraggio di alzarsi e di parlare di se e dei propri sogni”.